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Lui & Lei

Il centro commerciale


di Valico57
01.02.2026    |    1.347    |    2 8.0
"— "Elena, lei ha quasi l'età di mia figlia, " sussurrò, mentre le sue mani ruvide sfioravano la seta della camicetta..."
Il centro commerciale "Le Betulle", nel cuore pulsante della Brianza, era il tempio del consumo e del passaggio anonimo. Ma per Elena, 35 anni e una vita matrimoniale piatta come la statale alle tre del pomeriggio, quel luogo era diventato un terreno di gioco fatto di sensualità e provocazione. Con un marito che non riusciva a soddisfare la sua sete di trasgressione, Elena aveva trasformato i corridoi lucidi del mall nel suo personale palcoscenico.
Non cercava coetanei palestrati o sguardi famelici da discoteca; cercava la sostanza, il rigore e quel fascino "stropicciato" che solo l'esperienza sa regalare. Lo aveva trovato in Vittorio, il responsabile della sicurezza: sessant’anni portati con dignità, uno sguardo grigio acciaio abituato a leggere il catalogo delle debolezze umane e un’autorità naturale che trasmetteva forza.
Ogni giovedì pomeriggio, Elena metteva in scena il suo rituale. Non era volgare, era metodica. Passava davanti alla postazione di Vittorio, sapendo che lui restava in servizio fino a dopo la chiusura, lasciando una scia di profumo ambrato troppo persistente per essere casuale.
Un giorno, con la scusa di aver dimenticato le chiavi del negozio — ben sapendo che la sicurezza ne possedeva i doppioni — lo avvicinò.
— "Vittorio, credo di avere un problema, e lei sicuramente saprà risolverlo," esordì, usando il titolo per solleticare l'ego dell'uomo.
La voce era un sussurro caldo. Vittorio, abituato a sedare risse e inseguire taccheggiatori, sentì il pericolo. Era un'adrenalina diversa, una scarica elettrica che partiva dal cervello e scendeva profonda. Nonostante cercasse di mantenere il distacco professionale, il suo occhio indugiava sul decoltè generoso e sui pantaloni di pelle che esaltavano le curve di lei. Deglutiva a fatica, con la gola secca.
Elena non mollava, spingendosi sempre un centimetro più in là. Una mano che sfiorava la divisa blu, una battuta audace sulla "solitudine del suo letto vuoto" a causa dei turni di notte del marito, e quel modo di mordersi il labbro inferiore come una bimba maliziosa.
— "Lei sa perfettamente che le chiavi erano solo una scusa, vero Vittorio?" gli disse, mentre le serrande dei negozi calavano con un fragore metallico, isolandoli nel corridoio deserto.
Vittorio rimase in silenzio. Il contrasto era elettrico: la freschezza ribelle di lei contro la solida saggezza di lui.
— "Le chiavi sono sempre state una scusa, Elena," rispose infine, usando per la prima volta il suo nome. "E lei non è qui per fare shopping. È qui perché spera che io la trattenga, o forse, spera di trovare la forza di scappare."
Senza aggiungere altro, la guidò verso il corridoio di servizio, lontano dalle telecamere. Entrarono nel piccolo ufficio della sorveglianza, un ambiente spartano illuminato solo dal riflesso bluastro dei monitor. Vittorio chiuse la porta a chiave.
— "Elena, lei ha quasi l'età di mia figlia," sussurrò, mentre le sue mani ruvide sfioravano la seta della camicetta. "Lei cerca un brivido per sentirsi viva, io cerco di finire il turno senza rimpianti. Ma stasera... questo turno sembra non finire mai."
Le resistenze crollarono lentamente. Vittorio la baciò con una passione che non provava da anni, mentre lei cercava con urgenza il contatto con il corpo dell'uomo sotto la divisa. Quando lui la spogliò e la fece distendere sul tavolo metallico, la penetrò con una foga inaspettata.
— "Vittorio, mi stai facendo sentire donna!" gridava lei nel buio dell'ufficio. "Sotto quella divisa si nasconde un toro!"
Alle 22:30, Elena uscì dall'ingresso posteriore. L'aria fresca della notte lombarda le schiarì le idee. Salì in auto, si sistemò i capelli allo specchietto e partì. Vittorio era rimasto dentro, un'ombra silenziosa dietro il vetro scuro della garitta.
Il gioco era finito, o forse era appena iniziato.
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